N. 2 – IL CONTROLLO DELLA DISLIPIDEMIA

Le seguenti note sono finalizzate a promuovere l’adozione di comportamenti virtuosi capaci di controllare la “dislipidemia” e quindi di mantenere i valori della colesterolemia e della trigliceridemia entro i limiti e di ridurre conseguentemente il rischio di infarto.

COLESTEROLO E TRIGLICERIDI

Il colesterolo (C) ed i trigliceridi (TG), insieme ai fosfolipidi, sono i grassi contenuti nel nostro organismo.

Il C è componente essenziale delle membrane cellulari e della bile che, secreta dal fegato, svolge un ruolo fondamentale nella digestione dei cibi grassi.

I TG rappresentano la più grande riserva di grassi del nostro organismo e costituiscono quasi il 90% dei grassi ingeriti.

La parte preponderante del C e dei TG è prodotta dall’organismo stesso, mentre l’altra è introdotta con la DIETA.

C e TG sono trasportati nel sangue attraverso le lipoproteine: le lipoproteine a bassissima densità (VLDL) trasportano i TG, quelle a bassa densità (LDL) il C cosiddetto “cattivo” perché livelli elevati aumentano il rischio di infarto e, infine, quelle ad alta densità (HDL) il C cosiddetto “buono” perché, contrariamente al cattivo, svolge una funzione protettiva dall’infarto.

COME RIPORTARE ENTRO I LIMITI LA COLESTEROLEMIA E LA TRIGLICERIDEMIA?

La strategia è sostanzialmente basata su due interventi:

  • Sulla DIETA, attraverso il controllo della qualità e della quantità dei cibi che mangiamo;
  • Sull’ATTIVITÀ FISICA che va aumentata e svolta regolarmente.

Va sottolineato che queste misure possono evitare il ricorso all’assunzione di farmaci (statine, fibrati ecc.) o, nei casi in cui questo si rivelasse necessario, possono ridurne nel tempo le dosi fino a consentire, in alcuni casi, la sospensione della terapia farmacologica.

DIETA

Per riportare entro i limiti la COLESTEROLEMIA valgono i seguenti consigli:

  • LIMITARE IL CONSUMO DI CIBI RICCHI DI GRASSI ANIMALI:
    • Latte intero e i suoi derivati: formaggi, compresa la mozzarella, burro, panna, ecc.
    • Le carni rosse;
    • Le frattaglie: cervello, fegato, trippa, rognone, cuore ecc.
    • I salumi.
  • LIMITARE IL CONSUMO DEI CIBI CONTENENTI GRASSI VEGETALI IDROGENATI: i grassi vegetali idrogenati sono diffusamente utilizzati nell’industria alimentare. E’ noto che aumentano il colesterolo LDL e diminuiscono quello HDL, incrementando il rischio cardiovascolare. Sono contenuti nella margarina e possono essere presenti nei gelati, merendine, prodotti di pasticceria, prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, fette biscottate), patatine fritte e nel cioccolato. Pertanto è importante controllare sempre gli ingredienti di questi prodotti prima del loro consumo. Inoltre nei fast food sono comunemente utilizzati per le fritture e nella preparazione dei piatti.
  • COME COMPORTARSI CON:
    • Pesce: limitare il consumo di pesce conservato sott’olio, di frutti di mare (cozze, vongole ecc.), molluschi (polpi, seppie, calamari, ecc.) e crostacei (gamberi, scampi, ecc.);
    • Uova: permesse 1 – 2 uova alla settimana;
    • Paste e riso: limitare il consumo di paste all’uovo e ripiene. Privilegiare la pasta integrale. Bene il riso. Attenzione ai condimenti: preferire i sughi di pomodoro o a base di verdure. Bene la pasta o il riso in brodo vegetale o in minestrone;
    • Legumi e cereali: permessi tutti;
    • Verdure: permesse tutte, ma non fritte (anche le patate) o cotte nel burro;
    • Frutta: permessa tutta, moderando la quantità di quella più calorica (banane, uva, fichi e cachi);
    • Pane: meglio il pane comune specie se integrale;
    • Dolci: a parte i sorbetti di frutta, limitarli in quanto preparati con uova, burro, panna o farciti con creme;
    • Condimenti: eliminare burro, lardo, strutto, panna, besciamella, margarina. Bene l’olio extravergine di oliva, di mais, di soia, aceto, limone, spezie. Moderare il consumo di sale;
    • Bevande: moderare gli alcolici, le bibite gassate ed i succhi di frutta;
    • Zucchero, miele e marmellate: moderarne il consumo.
  • QUALI METODI DI COTTURA?
    • Carni e pesci: lessati, alla griglia, al forno, al cartoccio, in umido (con poco condimento). NO FRITTURA
    • Verdure: lessate, al vapore, alla griglia, al forno, in umido (con poco condimento). NO FRITTURA.

Per riportare entro i limiti la TRIGLICERIDEMIA valgono i seguenti consigli dietetici, ma con un’importante premessa: quando parliamo di “zuccheri” generalmente pensiamo soltanto ai cibi dolci (gelati, torte, paste, brioche, cioccolatini, biscotti ecc.), ma in realtà “zuccheri”, o come sarebbe più corretto dire “carboidrati”, sono anche il pane, la pasta, il riso, i grissini, i crackers, le fette biscottate ed in parte anche le patate:

  • Poiché i TG vengono prodotti a partire dagli zuccheri, nella dieta per diminuire la trigliceridemia è più importante la loro limitazione (pasta, pane, dolci ecc) che quella dei grassi. Conseguentemente la dieta del paziente con i TG alti deve essere più simile a quella di un diabetico che a quella di un paziente con il C alto;
  • Gli zuccheri “complessi” come la pasta vengono assorbiti più lentamente rispetto agli zuccheri “semplici” come il pane e le patate e, pertanto, stimolano una minore produzione di TG;
  • Aumentare il consumo di verdura e legumi che sono ricchi di fibre che limitano l’assorbimento dei grassi. Inoltre il legumi sono ricchi di zuccheri “complessi” a lento assorbimento;
  • Il fruttosio contenuto abbondantemente in frutti come i cachi, i fichi, l’uva, le banane e l’ananas è un potente stimolo alla produzione di TG. Pertanto l’assunzione di questi frutti va limitata in presenza di ipertrigliceridemia;
  • Preferire ai grassi “saturi” di origine animale (burro, strutto, panna ecc.), che stimolano la produzione di TG, i grassi “insaturi” di origine vegetale (olio extravergine di oliva, olio di mais ecc.) che invece svolgono un effetto opposto;
  • Ridurre sensibilmente o, meglio, eliminare l’alcol dalla dieta in quanto stimola la produzione di TG da parte del fegato;
  • Aumentare il consumo di pesce specie “azzurro” (acciughe, sarde, sgombri, ecc.) i cui grassi sono efficaci nell’abbassare la trigliceridemia.

ATTIVITA’ FISICA

L’attività fisica “brucia” i grassi migliorando il controllo della colesterolemia e della trigliceridemia.

L’attività fisica facilita il mantenimento di un peso corporeo normale.

Infatti il sovrappeso e l’accumulo del grasso a livello addominale sono fattori di rischio cardiovascolare.

In particolare valori di CIRCONFERENZA ADDOMINALE (misurata con un nastro metrico a livello dell’ombelico, con muscolatura addominale rilassata) superiori a 94 centimetri nell’uomo ed a 80 centimetri nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato” (obesità viscerale), che diventa “elevato” per valori superiori a 102 centimetri nell’uomo ed 88 centimetri nella donna.

Per valutare la correttezza del proprio peso si calcola l’INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI) che è il risultato del rapporto tra il PESO (in chilogrammi) e l’ALTEZZA (in metri) al quadrato (ad esempio una persona che pesa 80 Kg ed è alta 1,80 m, ha un BMI (80/3,24) = 24,69)

La griglia di lettura dei risultati che otteniamo facendo il rapporto è la seguente:

  • < 20: sottopeso
  • Tra 20 e 25: normopeso
  • Tra 25 e 30: sovrappeso
  • > 30: obeso
  • > 35 obesità grave.

Quale attività fisica?

Per attività fisica non si deve intendere necessariamente la pratica di uno sport con l'effettuazione di faticosi allenamenti, ma, più semplicemente ed alla portata di tutti, un'attività moderata, costante e aerobica.

Ma questo sarà l’argomento della prossima “pillola”.

Settembre 2020

Dr. Daniele Ditaranto

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